Napoliscultura

Borrelli nei primi anni Sessanta vide aprirsi, con l’uso del ferro e della fiamma ossidrica, un nuovo campo di ricerche espressive. Con frammenti di sottili lamiere, irregolari e largamente corrose, costruì, nel 1963, una scultura che rompeva decisamente con la precedente esperienza. L’opera, infatti, mentre metteva da parte ogni intenzione di adeguamento mimetico alla realtà esterna, presentava una struttura aperta, costituita essenzialmente dalla giunzione di due superfici di ferro, leggere ed attraversate in molti punti dalla luce, simili a due ali librate nel volo. Non era propriamente la rappresentazione di un uccello, ma una forma di notevole eleganza e di sottile suggestione materica, con una sensazione di spinta ascensionale che evocava liberamente un’immagine di volo. Borrelli, con un risultato che ancora oggi appare di notevole qualità, si inseriva nell’area del materismo informale e in una posizione non lontana da qu·ella di Ghermandi [ … ].
Da questo momento l’artista napoletano procede con sicurezza sulla sua strada: sceglie piastre, reticoli, tubi, tondini e frammenti d’ogni genere di ferro, li manipola, li aggrega e li salda con la fiamma ossidrica, lasciando in vista gli effetti di corrosione, le sbavature e i coaguli provocati da questa. Borrelli crea degli oggetti che non hanno tanto l’aspetto delle ‘macchine inutili’ surrealiste, quanto di relitti di macchine provenienti da altri luoghi, oggetti un po’ misteriosi, che egli chiama appunto ‘relitti spaziali’, rendendo così nel titolo quella loro aria da fantascienza, da catastrofe interplanetaria o di reperti di un’archeologia del futuro [ … ].
I lavori del ‘64, esposti in parte nella Quadriennale romana dell’anno successivo, rivelano con grande chiarezza come l’artista si sia rapidamente allontanato dalla iniziale ricerca di forme aperte e librate, rivolgendo, invece, la propria attenzione verso soluzioni di più solida tenuta volumetrica e non prive persino di una certa forza ponderale. Ma forse il rilievo più interessante è che alcuni di questi lavori lasciano affiorare l’interesse di Borrelli per il valore ritmico della forma, qui rilevabile nella disposizione tutt’altro che casuale di alcune serie di elementi che, sporgendo dalle superfici lisce delle lastre metalliche, non solo vi proiettano un nitido gioco di luci e di ombre, ma sottolineano anche la scansione della forma nello spazio [ … ]
Vitaliano Corbi
in ‘Napoliscultura’, catalogo della mostra, A&C, Napoli 1988

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